Ultima modifica: 24 Novembre 2019

UN MURO IN CLASSE – 5D Giusti

Con l’aiuto di un pannello di stoffa che simulasse un muro divisorio, la classe 5D è stata divisa dall’insegnante in due gruppi ben distinti, ognuno con attività, regole, libertà, diritti e risorse a disposizione molto diversi dall’altro gruppo.

Da una parte c’era ricchezza di risorse, libertà, aiuti, diritti, possibilità e un lavoro semplice, gradevole, divertente e leggero. Si poteva lavorare in gruppo, collaborare, aiutarsi e anche chiedere aiuto all’insegnante nel caso ce ne fosse stato bisogno. È stato offerto uno spuntino e chi voleva poteva recarsi in bagno, anche senza chiedere il permesso.

Dall’altra poche risorse, poche libertà, pochissimi diritti e un lavoro molto più pesante, lungo, difficile e faticoso. Non sarebbe stato possibile chiedere aiuto, né all’insegnante, né ai compagni e il lavoro doveva essere svolto individualmente in autonomia. Non è stata assegnata alcuna risorsa aggiuntiva, era richiesto il silenzio e non c’era possibilità di utilizzare il bagno (che si trovava dall’altra parte del muro).

Il lavoro è iniziato da entrambi i lati del muro. Dopo un iniziale momento di euforia, la parte “libera” della classe (che aveva deciso di lavorare in un unico gruppo) ha iniziato a mostrare segni di turbamento: hanno abbassato il volume della voce per non disturbare i compagni dall’altra parte del muro, qualcuno voleva mandare della frutta agli amici, la serenità iniziale ha iniziato a incrinarsi…

L’insegnante, vedendo i due gruppi turbati, ha lanciato questo messaggio (a entrambi i gruppi, ma con toni e modi diversi) “Io non vi ho mai insegnato a infrangere le regole, ma vi ho insegnato a lottare perché siano rispettati i vostri diritti”.

A questo punto il gruppo compatto dei ragazzi più liberi è andato dall’insegnante dichiarando di non voler accettare tanta disparità in quella che per loro è una squadra unica e unita… e all’incitamento dell’insegnante a “fare qualcosa di concreto” hanno buttato giù il muro riunendosi con gli amici!

È stato un momento di grande emozione per tutti ed è stato l’avvio per parlare del trentesimo anniversario della caduta del Muro di Berlino, avvenuta nel 1989.

Queste a seguire sono alcune delle riflessioni dei ragazzi, emerse in una discussione al termine dell’attività.

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Questo lavoro è una metafora per le cose che ci siamo detti in questi anni: fare squadra, aiutarci, far rispettare i diritti… Mi sono messo nei loro panni e ho pensato di tirare giù il muro, ma avevo paura delle conseguenze.
A un certo momento volevamo rompere il muro, non ce la facevamo più, volevamo bucare il muro, ma avevamo paura delle conseguenze, avevamo avuto l’odine di rimanere divisi.
Avremmo potuto buttarlo giù tutti insieme il muro, ma avevamo paura di iniziare a farlo.
Quando ho visto il lavoro che andava fatto mi sono sentita malissimo, poi ho cercato la collaborazione di qualcuno, da sola pensavo di non farcela.
All’inizio ero serena, poi ho visto la maestra che non scherzava affatto. Quando ci ha detto di far rispettare i nostri diritti ho cominciato a pensare di dire con i buoni modi che questo non era giusto.
Eravamo felici delle nostre risorse e libertà, poi ho pensato che noi siamo una squadra e facciamo le cose insieme.
Era brutto per entrambi i gruppi vedere quel muro che ci divideva.
L’idea di avere la classe divisa per tanto tempo portava paura e tristezza.
Mi venivano le lacrime agli occhi, loro dall’altra parte del muro sono persone a cui vogliamo bene e che erano preoccupati per noi.
Quando abbiamo avuto le consegne mi sono chiesto il perché di questo lavoro così differenziato e non mi piaceva.
Mentre lavoravo sentivo i compagni dall’altra parte del muro che dicevano di stare zitti per rispetto nei nostri confronti. Questa attività serviva per imparare alcune cose, che ho anche sentito al telegiornale. Doveva evidenziarsi la reazione di tutti nei confronti di chi non rispetta le persone.
Noi abbiamo solo bisbigliato le nostre proteste…
Mi sono sentito benissimo quando abbiamo buttato giù il muro, noi volevamo liberare gli altri, non siamo egoisti.
Quando qualcuno di noi voleva ribellarsi, io avevo paura di trasgredire, poi quando i nostri amici sono intervenuti mi batteva forte il cuore e mi veniva un po’ da piangere per l’emozione.
Mi è piaciuto molto che siamo venuti tutti insieme a protestare, è stata una decisone e un’azione di gruppo.
Quando abbiamo abbattuto il muro ho visto subito i sorrisi dei miei amici e mi sono sentita davvero felicissima.




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